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Giadascript

Web, Marketing, Analytics e un po’ di me

Stamani verso le 4 ho ricevuto un messaggio da Webmaster Tools di Google. Mi hanno avvisata della presenza di un malware sul mio blog e dato qualche indicazione per capire cosa fosse e come rimuoverlo.

Nel pannello Webmaster Tools di Google ho trovato qualche indicazione utile ma, per capire veramente dove fosse il problema, ho aperto il sito e letto i messaggi che mi venivano proposti (contenevano nuovi dettagli).

Dato che il mio blog è un’installazione di Wordpress su Aruba, ho proceduto come segue:

  • aperto il sito via FTP e ordinato i file e le cartelle in base alla data di creazione;
  • individuato e rimosso una cartella sconosciuta che non faceva parte dell’installazione di WP (mi era stata data indicazione di un file dannoso presente in quella directory);
  • modificato il file index.php che conteneva lo script dannoso proprio nella prima riga;
  • modificato la password di accesso ai servizi su Aruba;
  • segnalato a Google (tramite il pannello Webmaster Tools) che il mio sito è stato ripulito.
  • ———————————

    P.S. Se riuscite a leggere questo post senza visualizzare messaggi di avviso per la sicurezza, allora la procedura ha funzionato.

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    Bello il nuovo malinconico pezzo di Carmen Consoli. Il ritornello mi ha fatto capire subito che la canzone parla di suo padre. La declinazione locale (livornese) vorrebbe mio padre in canottiera a leggere Il Tirreno, ma penso che un’immagine simile del proprio padre ce l’abbiano tanti bambini cresciuti sul mare. Che nostalgia di quei giorni!

    N.B. mio padre è vivo e vegeto e sta bene.

    Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
    Che prendi il sole sulla spiaggia
    Con la solita camicia bianca
    Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva
    Mentre stai sul bagnasciuga
    Beato tra le braccia di un tramonto.



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    Durante le ferie natalizie mi sono dedicata a rispolverare i vari account social a cui sono iscritta.

    Avevo collegato Friendfeed con Facebook, Twitter, il mio blog, LinkedIn e Youtube, in più avevo fatto qualche altro collegamento diretto tra Facebook e altri n Social Media. Il risultato è stato disastroso. Non riuscivo più a capire dove si sarebbero propagate le informazioni inviate tramite un social media.

    Alla fine, quando uno dei miei video preferiti è finito su Twitter senza che me ne accorgessi (niente di compromettente, ma stupido), ho deciso di “scollegare” tutto.

    Per me ci sono vari livelli di privacy e condivisione delle informazioni: privato, personale, pubblico, professionale.

    Così ho deciso di utilizzare i vari social media in modo selettivo:

    • Youtube: privato. Lo uso per inserire alcuni video tra i preferiti e riguardarmeli da sola o in compagnia in seguito. Qualche volta decido di inviare una notifica verso gli altri Social Media, ma solo scegliendoli manualmente a seconda del video.
    • Facebook: il mio profilo personale parla di me e della mia vita. Preferibilmente lo uso per mantenere i contatti con amici e conoscenti. Quando capita di avere qualche contatto di tipo “lavorativo” lo inserisco in una lista con permessi limitati: mica posso far leggere a tutti certe scemenze che faccio e che scrivo!
    • Twitter/FriendFeed:  tutto quello che pubblichi su Twitter è pubblico (che bel gioco di parole), quindi evito di utilizzarlo per dare comunicazioni personali. Avrei piacere di seguire alcune persone che lavorano nel mio campo, ma non posso sopportare tonnellate di tweet al giorno dalla stessa persona, specie se i messaggi sono personali e somigliano ad una chat a “cielo aperto”. Lo uso per scambiare opinioni o dare consigli su argomenti più o meno attinenti al mio ambito (Web, Marketing, Analytics, Comunicazione, Software).
    • Blog: è pubblico quanto Twitter. Naturalmente dal blog si capisce molto più di me e a volte non disdegno di inserire informazioni più personali, ad esempio i miei gusti musicali, le mie letture o gli hobby. Tutto però senza far troppi riferimenti alla mia vita privata.
    • Linkedin: poche comunicazioni impersonali che riguardano esclusivamente argomenti attinenti alla mia professione (qualsiasi essa sia). Non chiedo raccomandazioni, non ne faccio a chi me le chiede e non faccio scambio figurine.

    Come gestire tutti gli account social senza perfere troppo tempo?

    Le informazioni di tipo professionale le pubblico sia su Linkedin, sia su Twitter/FriendFeed e a volte su Facebook. Per velocizzare il tutto ho installato il client Digsby che mi permette di aggiornare il mio status globale (su FB, IN e FB) in pochi secondi e mi permette di unire i vari IM account. Ultimamente ho anche creato un account su Hootsuite (su suggerimento di Michela Simoncini) che mi permette di gestire più account allo stesso tempo per ogni Social Network (ad esempio quello aziendale).

    Insomma, l’inizio dell’anno è stato dedicato alla mia identità Social. Ora sarà meglio uscire di casa e prendere un po’ d’aria :)

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    crisi opportunità ideogamma cinese

    Dopo la lettura di un post di Giorgio Soffiato sul tema (pubblicato su Marketing Arena) colgo l’occasione per condividere parte della mia riflessione sull’argomento.

    Il discorso sarebbe molto lungo (e prossimamente capirete quanto :) ) e con questo post mi limito a rispondere all’articolo di Giorgio e ad aggiungere qualche riflessione personale.

    Una frase in particolare mi ha suscitato la riflessione:

    Sempre più spesso il contenuto è pensato per il Motore di Ricerca e non per l’utente e non è sempre cosi vero che le esigenze coincidono

    Dovremmo tenere conto che i Motori di Ricerca (Google in primis, ovvio) hanno fatto dei grandi passi avanti nei metodi di valutazione dell’attendibilità di una fonte, della qualità dei contenuti e dell’interesse che un certo argomento suscita.
    Quindi, per me, è vero il contrario: l’evoluzione dei MDR impone che per avere visibilità, i contenuti debbano rispondere a degli standard qualitativi democraticamente condivisi. Che poi la gente sia più interessata al Grande Fratello rispetto all’Opera, è un altro discorso.

    Gli artisti e tutti quelli che hanno fatto cose “di qualità” sono sempre stati poveri e disgraziati. Perché per l’editoria (in particolare per il giornalismo) il discorso dovrebbe essere diverso?
    La Feltrinelli in vetrina cosa mette? Il libro Best Seller o il saggio dell’esimio professor tal de tali? La moltiplicazione dei quotidiani locali a scapito di quelli nazionali è un fenomeno recente o da quando stampare costa meno è sempre esistito?

    La qualità esiste, è sempre esistita e continuerà a esistere, ma bisogna essere disposti a sacrificarsi per produrla e a pagare caro per goderne :)

    Che dire invece della visibilità che nuovi artisti, scrittori e professionisti possono ottenere gratuitamente tramite il passaparola amplificato del Web? Il caso Lily Allen insegna: la cantante è stata prodotta da una casa discografica dopo che i suoi pezzi hanno girato sul Web rendendola una star mondiale in anticipo. Forse non è musica di qualità? Chi lo decide?

    Va tanto di moda dirlo, ma mi rendo sempre più conto che i cinesi sono il popolo che interpreta meglio il termine “crisi”…sulla democrazia meglio lasciar perdere però!

    P.S. l’articolo di Giorgio l’ho scoperto sul gruppo Facebook “Search Engine Marketing italy“.

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    Buoni Vacanze Italia

    Ho sentito or ora al telegiornale la notizia che i “Buoni Vacanze Italia” sono diventati finalmente realtà!

    Prima di tutto mi complimento per la geniale idea. Dato che c’è gente che fatica ad arrivare a fine mese, una bella vacanza sarà sicuramente una soluzione di tutti i problemi; potranno andare a mangiare in qualche ristorante (fuori dal comune di residenza) e portarsi a casa il doggy bag per sopravvivere il resto del mese.

    Seconda cosa, mi stupisco del metodo di assegnazione a dir poco Salomonico. L’assegnazione si basa (o almeno così sembra) esclusivamente sul reddito lordo della famiglia. Mandiamo a casa il vecchio calcolo dell’ISEE, così chi ha 10 case di proprietà ma un reddito basso, potrà finalmente farsi la vacanza dei suoi sogni senza vendere immobili.

    Che dire poi del campo “spesa turistica richiesta”. Ognuno può decidere di chiedere da 25 a 500 euro. Sicuramente in molti chiederanno il minimo..certo.

    Bellissimo poi il rimando alla Costituzione Italiana nella descrizione di questo nuovo portentoso strumento: “Si tratta di uno strumento concreto per affermare il diritto alle Vacanze per tutti, diritto sancito anche dalla nostra Costituzione”. Evidentemente pensano che “vacanza” e “ferie retribuite” siano sinonimi.

    Mi complimento anche con i creatori del CMS Soluzione Web. Che poi non dovrebbero indicare la P.Iva dell’azienda Soluzione S.R.L.?

    • il javascript in apertura di codice mi entusiasma sempre, non so perché;
    • perché includere dei js quando si può scrivere tutto il codice per esteso nella pagina? Ganzo;
    • il redirect da http://www.buonivacanze.it a http://www.buonivacanze.it/Objects/ ci voleva proprio;
    • Google Analytics, giusto. Così risparmiamo.

    In ultimo come non ammirare il coraggio del Ministro Brambilla che ci ha messo la faccia. Ministro..ma anche no!

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    La raccolta di fondi per associazioni e iniziative sociali è spesso campo di sperimentazione di nuove idee in campo marketing.

    Oggi ho scoperto che il WWF sta raccogliendo fondi attraverso Pet Society, un social game in flash sviluppato da Playfish e distribuito gratuitamente come applicazione su vari social network tra cui Facebook. Nel gioco ognuno può creare un proprio alter-ego in forma di animaletto colorato, arredare la propria casa e partecipare ad una serie di mini-giochi e attività sociali per guadagnare soldi e popolarità.

    All’interno del proprio quartiere ci sono vari negozi e per acquistare in uno di questi in particolare, è richiesto il versamento di denaro reale per la conversione in “Playfish cash”. All’interno di questo negozietto è stato predisposto uno stand per la vendita di oggetti firmati WWF. L’acquisto di ognuno di questi oggetti prevede il versamento del 10% del prezzo all’associazione ambientalista.

    Trovo che l’idea sia molto originale e carina, anche perché molte persone investono grosse cifre in questo tipo di social game e l’idea di poter mostrare la propria generosità agli amici è propria di molte persone avvezze agli strumenti social – non ultimi quelli che pur di “farsi leggere” scrivono messaggi strappalacrime ad ogni avvenimento di grande risonanza nazionale o mondiale (ma questo è un altro discorso).

    E per chi me lo stesse per chiedere: sì gioco con Pet Society e non me ne vergogno…o forse un po’ sì :D

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    Per chi si fosse chiesto quanta pazienza ho avuto per applicare l’effetto tilt a ogni immagine di Valencia (nessuno), ecco la risposta: ho utilizzato un javascript preconfezionato.

    instant.js 2.21 ti permette di aggiungere un effetto istantaneo (incluso il tilt) alle immagini presenti sul tuo sito web (in alternativa gli effetti: slided.js o filmed.js).

    Funziona con tutti i browser più importanti – Mozilla Firefox 1.5+, Opera 9+, Safari and IE6+. Sui browser più datati non entrerà in funzione e i tuoi visitatori non si accorgeranno di niente.

    Dopo aver incluso il js nelle proprie pagine sarà sufficiente applicare una classe alle immagini (all’interno della classe è possibile specificare più opzioni).

    Download da: http://www.netzgesta.de/instant/

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    Su tutte le guide si legge che a Valencia splende il sole per circa 300 giorni l’anno; noi ne abbiamo scelti 3 dei rimanenti 65. Vi auguro di essere più fortunati

    Valencia ha un centro storico piccolo, così tre giorni e mezzo sono stati più che sufficienti per passare almeno dieci volte di fronte ai monumenti principali e imparare a orientarsi senza cartina (almeno per me).

    Gli spagnoli hanno degli orari strani per vivere (rispetto a noi italiani). I negozi più o meno aprono dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 21 e sono chiusi la domenica (i musei sono chiusi di lunedì): naturalmente siamo

    arrivati il venerdì pomeriggio e siamo ripartiti il lunedì pomeriggio, sob. Il pranzo è alle 15, la cena alle 22 e la discoteca alle 2. Inutile dire che siamo ripartiti proprio quando ci stavamo abituando agli orari dei pasti.

    Pare che gli spagnoli siano molto tradizionalisti:

    • esistono ancora le cabine telefoniche;
    • sotto alle effigi dei santi ci sono fiori freschi;
    • a Valencia si parla il valenciano e qualcuno non capisce (o fa finta di non capire) lo spagnolo;
    • nei locali si può ancora fumare come i turchi.

    Di turisti ce n’erano molti e andavano in giro con sandali e pantaloncini corti anche la sera, mentre noi, che eravamo incappottati, battevamo i denti..sarà che non ci siamo alcolizzati (ripensandoci: ma perché non ci siamo alcolizzati?!).

    Stranamente il centro storico è completamente disabitato, moltissimi edifici sono in ristrutturazione e ovunque sono appesi cartelli di vendesi e affittasi. Le strade (a parte quelle lastricate che portano alla stazione) sono strette e le targhe blu poste agli angoli riportano i nomi delle vie in valenciano (a volte non riconoscibili rispetto alla cartina). Gli edifici sono stati progettati in epoche diverse e gli stili sono tanti: arabo, gotico, barocco, art nouveau, contemporaneo. I terrazzi offrono delle sorprese inaspettate: la maggior parte sono microscopici e permettono

    a malapena di uscire di casa, alcuni hanno delle mattonelle applicate sotto (visibili dalla strada).

    Il mare dista circa 15 minuti in autobus e offre il porto e una grande spiaggia sabbiosa. Siamo stati per poco sul lungomare (anche perché ci ha accolti una simpatica tempesta di sabbia), ma l’impressione è che sia stato rassettato alla bene meglio per l’America’s Cup e che in realtà sia molto trasandato: casette abbandonate e spazi polverosi adibiti a parcheggio selvaggio ne sono la riprova.

    Una cosa che caratterizza fortemente questa città è sicuramente il letto del fiume Turia. In seguito alle frequenti inondazioni, il fiume è stato deviato fuori

    dalla città e nel suo letto è nato un bellissimo parco, tante strutture sportive (addirittura interi campi da calcio) e la città delle arti e delle scienze a cura del magnifico architetto Calatrava. Peccato che trovare una scala per scendere nel parco non sia un’impresa facile – anche perché ne abbiamo trovata una inagibile proprio nel punto centrale.

    Nel prossimo post le attrazioni principali.

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    Bandiera di Valencia

    Dato che la frequenza degli aggiornamenti sul mio blog equivale circa al numero al numero di volte che vado dal parrucchiere - preoccupatevi seriamente per la mia capigliatura – ho deciso che scrivere qualcosa di più personale non sarà la morte di nessuno.

    Ecco quindi che il senso di scioperatezza di questo ponte, unito alla solita nullafacenza sociale, mi portano a redigere la mia mini-guida a Valencia – ultima fortunata meta delle mie infrequenti vacanze.

    Devo ringraziare un amico per aver organizzato il tutto, anche perché se fosse stato per il mio spirito d’iniziativa e la mia voglia di organizzare, sarei andata in vacanza tra 10 anni.

    Abbiamo soggiornato in un appartamento nel centro storico di Valencia, a due passi da qualsiasi cosa. A parte il fatto che fosse issato al quarto piano e raggiungibile solo con una scala microscopica, l’alloggio (EL CLOT) era veramente spettacolare e il proprietario gentilissimo. In fondo è stato meglio così, almeno ho fatto un po’ di ginnastica salendo e scendendo tutte quelle scale (più quelle del soppalco..argh).

    Il volo della Ryanair è stato nella norma. Nessun ritardo, nessuna attesa estenuante ai gate, nessun botto all’atterraggio. C’è stata una turbolenza subito dopo la partenza e non nascondo che ho lasciato la stampa di sudore sul bracciolo e sul sedile, ma non è stata certo colpa del pilota.

    Nel prossimo post veniamo al sodo!

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    Eric T.Peterson

    Da grande vorrei essere come Peterson!

    Grande evangelist della Web Analytics, grande oratore ed enorme uomo (nel senso che è proprio un armadio, ma qui mi accontenterei di rimanere un terzo di lui).

    E magari vorrei rinascere negli USA, per osservare quelle grandi aziende che hanno fatto dell’analytics il segreto del loro successo (non solo sul Web).

    Peterson non ha detto niente di particolarmente nuovo o rivoluzionario, ma il modo in cui l’ha detto è stato entusiasmante, anche per gli addetti ai lavori.

    Concordo pienamente con il suo pensiero: per diventare “web analyst” non servono lauree e titoli, ma passione, dedizione e ottime doti comunicative (e penso che valga un po’ per tutti i mestieri).

    Puoi essere la persona più in gamba al mondo, ma se al tuo capo non sai portare e presentare un suggerimento, il tuo lavoro di analista non avrà alcun senso! Abbasso i dati!

    Un’analisi fatta con cognizione di causa evidenzia una serie opportunità che possono generare una vera svolta per la propria azienda.

    Attendiamo con fiducia e con un po’ di timore l’epoca SAS (verso la quale l’azienda per cui lavoro si è già avviata), nel frattempo: think different, think analytics!

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