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Giadascript

Web, Marketing, Analytics e un po’ di me

Su tutte le guide si legge che a Valencia splende il sole per circa 300 giorni l’anno; noi ne abbiamo scelti 3 dei rimanenti 65. Vi auguro di essere più fortunati

Valencia ha un centro storico piccolo, così tre giorni e mezzo sono stati più che sufficienti per passare almeno dieci volte di fronte ai monumenti principali e imparare a orientarsi senza cartina (almeno per me).

Gli spagnoli hanno degli orari strani per vivere (rispetto a noi italiani). I negozi più o meno aprono dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 21 e sono chiusi la domenica (i musei sono chiusi di lunedì): naturalmente siamo

arrivati il venerdì pomeriggio e siamo ripartiti il lunedì pomeriggio, sob. Il pranzo è alle 15, la cena alle 22 e la discoteca alle 2. Inutile dire che siamo ripartiti proprio quando ci stavamo abituando agli orari dei pasti.

Pare che gli spagnoli siano molto tradizionalisti:

  • esistono ancora le cabine telefoniche;
  • sotto alle effigi dei santi ci sono fiori freschi;
  • a Valencia si parla il valenciano e qualcuno non capisce (o fa finta di non capire) lo spagnolo;
  • nei locali si può ancora fumare come i turchi.

Di turisti ce n’erano molti e andavano in giro con sandali e pantaloncini corti anche la sera, mentre noi, che eravamo incappottati, battevamo i denti..sarà che non ci siamo alcolizzati (ripensandoci: ma perché non ci siamo alcolizzati?!).

Stranamente il centro storico è completamente disabitato, moltissimi edifici sono in ristrutturazione e ovunque sono appesi cartelli di vendesi e affittasi. Le strade (a parte quelle lastricate che portano alla stazione) sono strette e le targhe blu poste agli angoli riportano i nomi delle vie in valenciano (a volte non riconoscibili rispetto alla cartina). Gli edifici sono stati progettati in epoche diverse e gli stili sono tanti: arabo, gotico, barocco, art nouveau, contemporaneo. I terrazzi offrono delle sorprese inaspettate: la maggior parte sono microscopici e permettono

a malapena di uscire di casa, alcuni hanno delle mattonelle applicate sotto (visibili dalla strada).

Il mare dista circa 15 minuti in autobus e offre il porto e una grande spiaggia sabbiosa. Siamo stati per poco sul lungomare (anche perché ci ha accolti una simpatica tempesta di sabbia), ma l’impressione è che sia stato rassettato alla bene meglio per l’America’s Cup e che in realtà sia molto trasandato: casette abbandonate e spazi polverosi adibiti a parcheggio selvaggio ne sono la riprova.

Una cosa che caratterizza fortemente questa città è sicuramente il letto del fiume Turia. In seguito alle frequenti inondazioni, il fiume è stato deviato fuori

dalla città e nel suo letto è nato un bellissimo parco, tante strutture sportive (addirittura interi campi da calcio) e la città delle arti e delle scienze a cura del magnifico architetto Calatrava. Peccato che trovare una scala per scendere nel parco non sia un’impresa facile – anche perché ne abbiamo trovata una inagibile proprio nel punto centrale.

Nel prossimo post le attrazioni principali.

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Bandiera di Valencia

Dato che la frequenza degli aggiornamenti sul mio blog equivale circa al numero al numero di volte che vado dal parrucchiere - preoccupatevi seriamente per la mia capigliatura – ho deciso che scrivere qualcosa di più personale non sarà la morte di nessuno.

Ecco quindi che il senso di scioperatezza di questo ponte, unito alla solita nullafacenza sociale, mi portano a redigere la mia mini-guida a Valencia – ultima fortunata meta delle mie infrequenti vacanze.

Devo ringraziare un amico per aver organizzato il tutto, anche perché se fosse stato per il mio spirito d’iniziativa e la mia voglia di organizzare, sarei andata in vacanza tra 10 anni.

Abbiamo soggiornato in un appartamento nel centro storico di Valencia, a due passi da qualsiasi cosa. A parte il fatto che fosse issato al quarto piano e raggiungibile solo con una scala microscopica, l’alloggio (EL CLOT) era veramente spettacolare e il proprietario gentilissimo. In fondo è stato meglio così, almeno ho fatto un po’ di ginnastica salendo e scendendo tutte quelle scale (più quelle del soppalco..argh).

Il volo della Ryanair è stato nella norma. Nessun ritardo, nessuna attesa estenuante ai gate, nessun botto all’atterraggio. C’è stata una turbolenza subito dopo la partenza e non nascondo che ho lasciato la stampa di sudore sul bracciolo e sul sedile, ma non è stata certo colpa del pilota.

Nel prossimo post veniamo al sodo!

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Eric T.Peterson

Da grande vorrei essere come Peterson!

Grande evangelist della Web Analytics, grande oratore ed enorme uomo (nel senso che è proprio un armadio, ma qui mi accontenterei di rimanere un terzo di lui).

E magari vorrei rinascere negli USA, per osservare quelle grandi aziende che hanno fatto dell’analytics il segreto del loro successo (non solo sul Web).

Peterson non ha detto niente di particolarmente nuovo o rivoluzionario, ma il modo in cui l’ha detto è stato entusiasmante, anche per gli addetti ai lavori.

Concordo pienamente con il suo pensiero: per diventare “web analyst” non servono lauree e titoli, ma passione, dedizione e ottime doti comunicative (e penso che valga un po’ per tutti i mestieri).

Puoi essere la persona più in gamba al mondo, ma se al tuo capo non sai portare e presentare un suggerimento, il tuo lavoro di analista non avrà alcun senso! Abbasso i dati!

Un’analisi fatta con cognizione di causa evidenzia una serie opportunità che possono generare una vera svolta per la propria azienda.

Attendiamo con fiducia e con un po’ di timore l’epoca SAS (verso la quale l’azienda per cui lavoro si è già avviata), nel frattempo: think different, think analytics!

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Ieri si è svolto lo IAB Seminar dedicato alla tracciabilità e alla misurazione delle campagne di Web e Mobile Marketing. Niente stand e gadget – difficile che qualcuno ne abbia sentito la mancanza – soltanto interessanti speech tenuti dagli esperti del settore.

Il focus principale del seminar è stato chiaro: i nuovi media digitali permettono di misurare in modo semplice ed efficace il ritorno sugli investimenti di marketing e di correggere in tempo reale eventuali errori; perché investire senza misurare?

C’è stato anche un focus secondario, astutamente sottolineato da Layla Pavone in apertura: gli investimenti sui nuovi media sono più convenienti rispetto a quelli tradizionali e permettono di conoscere e centrare il proprio target come mai prima.

Molti speech sono stati davvero interessanti e ben congeniati. I miei preferiti sono stati quelli di WebRanking, MagNews, ContactLab e Dada…ma sì anche quello di Trackset (la società per cui lavoro).

L’approvvigionamento di cibo è stato problematico, ma ho incontrato tanti amici, colleghi e clienti e la giornata è stata piacevolissima.

Propongo l’abolizione di tutte le fiere con stand: non riesco mai a vedere uno speech e ne esco sempre con i piedi distrutti.

A quando il prossimo seminar?

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Come giustamente mi ha segnalato Mauro Lupi nel commento del post precedente, i contenuti dello IAB Forum Roma 2008 sono disponibili sul sito ufficiale della manifestazione.

In settimana i colleghi si sono fatti anche delle grasse risate, perché la qui presente puffa non compare nelle foto dello stand; sono stata sovrastata da una figura maschile di cui credo di conoscere l’identità.

Finalmente potrò vedere gli interventi! Tra l’altro il video accanto alla slides rendono molto comoda la visione. Grazie! :)

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Deserto IABSarà che ormai sono arrugginita, sarà che l’evento non è stato frequentato come quello di Milano, sarà che è primavera e che si respira aria di vacanze, ma dove sono i contenuti dello IAB Forum Roma?

L’evento si è svolto il 7 maggio e oggi mi aspettavo di trovare finalmente online qualche video e le foto scattate agli stand, invece niente.

Ho cercato sui siti dello IAB e niente. Ho googlato (pure immagini e video) e una palla di fieno mi ha attraversato lo schermo. Ho flickrato (si può dire?) e ho ottenuto la desolante immagine di un tavolo abbandonato in un angolo dell’atrio.

Capisco che l’evento era più ridotto e che mancavano le musiche assordanti e i super gadget (a parte quelli di Irregular) dell’appuntamento milanese, ma almeno una gallery o un filmato del dietro le quinte se li meritava.

Spulciando su technorati ho trovato soltanto un link alle interviste su www.comunika.tv.

Insomma, le possibilità sono tre:

  • I contenuti non esistono o non sono stati pubblicati
  • Sono io che non riesco a trovare i contenuti
  • La mancanza di interventi sul SM ha creato un vuoto cosmico i contenuti sono introvabili

Qualcuno sa darmi la risposta corretta?

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Dopo aver letto il post di Michela sui musei di Berlino non potevo tacere e lasciare che certe meraviglie fossero ignorate.

Ovviamente non è stato citato il meraviglioso Pergamon Museum che le mie compagne di viaggio si sono rifiutate di accompagnarmi a visitare, con la giustificazione che la roba antica la andate a vedere nei paesi di origine (certo, certo).
Peccato che di Babilonia non sia rimasto niente, a parte la monumentale ricostruzione del Pergamon.
Bellissimo e mastodontico.

Non dimentichiamo poi il mitico Bauhaus Archive. Il piccolo museo dedicato alla corrente artistica che ha sposato il funzionalismo e ha dato vita a nuovi importanti concetti di architettura e design.
Il Bauhaus mi ha sempre affascinata e alcune opere che non conoscevo sono veramente geniali, peccato che non ci fossero nei libri di scuola. Voglio gli scacchi funzionalisti!!
Peccato anche che il museo che fosse così piccolo, ci sarei rimasta per ore e ore.

Specifico che entrambi i musei sopracitato erano corredati di audio-guida gratuita in italiano.

Una raccomandazione per il Jewish Museum; quando finite i corridoi al piano terra, ricordate che dovete salire tutte le scale e partire dall’alto verso il basso!! Miiiii
Architettura spettacolare ed esposizione artistica, completa e coinvolgente.

Sottoscrivo quanto detto da Michela e straconsiglio anche Checkpoint Charlie (sapevate che il tipo che ha brevettato la moderna muta sub l’ha creata per fuggire a ovest via fiume?) e il DDR Museum (favoloso il libro).

Non dimentichiamo quello che per me è il vero simbolo di Berlino la Kaiser Wilhelm Memorial Church. Dell’originale chiesa protestante, bombardata nei raid aerei della seconda guerra mondiale, è rimasto solo il campanile con la spettacolare facciata. A fianco del rudere sono stati costruiti la nuova chiesa ed un campanile modernissimi. Da fuori non si direbbe, ma gli interni lasciano senza fiato. La sosta all’interno di questa nuova chiesa della rinascita è stato il momento che più mi ha toccata in assoluto.

Quest’ultimo monumento è la metafora perfetta che descrive il contrasto tra il passato di distruzione e il presente e futuro di ricostruzione che caratterizzano Berlino; una città che ha visto l’odio, la distruzione e il gelo, che si è rialzata in piedi con le sue sole forze e che continua a guardare avanti e a trasformarsi, senza cancellare o rinnegare il suo passato.

Berlino è bellissima anche con le gru arancioni che solcano il cielo un po’ ovunque e con gli spazi enormi e vuoti tra un quartiere e l’altro. Non mi pento affatto di averla visitata sotto la pioggia, la grandine e la neve, ne è valsa la pena.

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