Bello il nuovo malinconico pezzo di Carmen Consoli. Il ritornello mi ha fatto capire subito che la canzone parla di suo padre. La declinazione locale (livornese) vorrebbe mio padre in canottiera a leggere Il Tirreno, ma penso che un’immagine simile del proprio padre ce l’abbiano tanti bambini cresciuti sul mare. Che nostalgia di quei giorni!
N.B. mio padre è vivo e vegeto e sta bene.
Mandaci una cartolina e una ridente foto di te
Che prendi il sole sulla spiaggia
Con la solita camicia bianca
Ed il giornale aperto sulla pagina sportiva
Mentre stai sul bagnasciuga
Beato tra le braccia di un tramonto.
Una delle cantanti più assurde che la storia ricordi ha creato almeno tre canzoni che se non ci fossero bisognerebbe inventarle: Wuthering Heights, Running Up That Hill e This Woman’s Work. Anni fa, grazie a quest’ultima canzone, ho scoperto Kate Bush.
La canzone era parte della colonna sonora del film She’s Having a Baby, una commedia con Kevin Bacon (belloooo) e accompagnava i drammatici momenti di un neo-padre in attesa fuori dalla sala parto.
Questa scena mi commuove sempre! E forse capisco perché ho l’incomprensibile desiderio di intonacare e tingere i muri di casa insieme a mio marito (se mai ce ne sarà uno).
I Supertramp facevano parte della raccolta di musicassette che mio padre teneva sempre in macchina e che immancabilmente ascoltavamo quando andavamo in vacanza con tutta la famiglia.
Adesso che ho una macchina mia e che pendolo per lavoro, ascolto i Supertramp dal mio lettore mp3 collegato alla radio.
Le mie canzoni preferite sono Dreamer e Goodbye Stranger. Il testo per me ha un’importanza quasi pari allo zero. Quando una canzone mi piace è perché mi trasmette delle sensazioni particolari. Queste due canzoni mi trasmettono energia, forza di andare avanti e di affrontare le cose con il famoso “sorriso sulle labbra”; Goodbye Stranger riesce a commuovermi fino quasi alle lacrime per quanto mi dà questa sensazione.
Capita, a chi come me a fatto scorpacciata di cartoni animati sin dalla più tenera età, di scoprire gruppi musicali appartenenti ad una nazionalità estremamente sottovalutata sotto il profilo pop-rock-artistico; è il caso dei giapponesi.
Lungi da me ritenermi un’esperta del campo, ma sento il dovere quasi morale di presentare alcuni pezzi musicali che mi piacciono molto.
Il primo pezzo che vado a presentare è una delle chiusure dell’anime Maison Ikkoku; si tratta di un pezzo molto romantico e dal sapore mediorentale della band giapponese Picasso. Adoro l’apertura di questo video!
Il secondo pezzo è tratto dalla colonna sonora dell’anime Furikuri, che ho apprezzato soltanto per alcune bellissime scene di animazione, ed è suonato dalla rock band The Pillows.
Dei Picasso non ho sentito altro ma consiglio vivamente di procurarsi gli altri pezzi della band The Pillows, ovviamente se avete apprezzato questo!
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Dopo la cover della canzone dei Tears for Fears cantata Gary Jules, non posso esimermi dal segnalare la cover di “Eye in the sky” di Alan Parson, cantata da Noa.
La canzone è stupenda anche nella versione originale, ma Noa è una bravissima interprete e tocca tutte le mie corde.
Naturalmente, tra le mie canzoni preferite cantate da Noa, consiglio vivamente anche “Life is Beautiful That Way” e “Ave Maria”.
Ho appreso dell’esistenza di una mostra molto interessante dalla rivista Marieclaire. Specifico subito che sono entrata in possesso di tale cartaceo ammasso di pubblicità patinata soltanto perché ci arrivano le copie in ufficio per sbaglio ed il capo mi ha proposto di portarmelo via.
Così, dopo aver strappato almeno la metà delle pagine della rivista che contenevano pubblicità fronte retro, ho scoperto il prossimo allestimento di una mostra dedicata al rumore.
Dal 1 Giugno al 23 settembre sarà possibile percorrere un itinerario acustico (dotandosi di cuffie perché, senza, nelle sale tutto tacerà) che tra opere audio e video, installazioni e performance offrirà nuovi spunti di ascolto rispetto ai rumori quotidiani.
La cosa mi intriga alquanto e dato che la mostra è stata ispirata da un libro-manifesto di John Cage, credo che per prima cosa mi documenterò al riguardo e poi comincerò a cercare compagni di spedizione.
E ora uno dei passi più belli dell’articolo, che non riesco a capire se sia stato tratto proprio dal libro di Cage o se sia stato scritto da Michele Neri:
Vorremmo tutti far passare le rondini da una finestra di casa nostra. E poi tenerle prigioniere con tutte le loro “i”.
Chissà com’è che quando c’è una mostra che mi interessa in giro, scopro che si svolge a Torino. Torino Caput Mundi!
Il motivo per cui gli italiani non vanno a teatro è che non viene quasi mai proposto qualcosa di innovativo ma al tempo stesso qualitativamente impeccabile; almeno non nelle piccole città e non da parte di compagnie italiane.
Artisti di oltre oceano o di oltre manica insegnano che la danza e la musica classica possono essere apprezzate anche dai contemporanei poco avvezzi a forme di arte così raffinate, attraverso la comicità.